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Giornata della Memoria – Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa a Berlino

 

Giornata della memoria: il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz per liberarne i prigionieri superstiti. L’apertura dei cancelli che nascondevano al mondo l’orrore perpetrato dai nazi-fascisti nei confronti di cittadini ebrei, ma anche cittadini di etnia rom e sinti, omosessuali, malati psichici e dissidenti politici rappresentò la più grande testimonianza dell’abisso di brutalità e barbarie cui condusse l’odio razziale e il disegno totalitario.

Proprio per mantenere vigile l’attenzione su simili precipizi, l’ONU ha ufficialmente stabilito nel 2005 che il 27 gennaio diventasse il giorno dedicato alla memoria delle vittime del genocidio nazi-fascista. Per commemorare questa ricorrenza internazionale, vi proponiamo una lista di dieci film da vedere o rivedere. Sono solo alcuni dei tantissimi realizzati per interrogare, attraverso i linguaggi cinematografici, una delle pagine più buie della storia del secolo scorso, ma ciascuno di essi ripercorre con sensibilità ed eleganza un segmento essenziale alla sua comprensione.

Film per la Giornata della Memoria

Senza destino (2005)

Tratto dal romanzo semi-autobiografico del premio Nobel ungherese lmre Kertész, Senza destino, film di debutto di Lajos Kolta, segue l’adolescente Gyurka da Budapest ad Auschwitz e Buchenwald, dove il ragazzo viene internato e dove, suo malgrado, impara che vivere e sopravvivere non sono la stessa cosa: ben più che l’umiliazione fisica, i Nazisti perseguivano l’obiettivo dello svuotamento psicologico e morale dei loro detenuti. Il giovane protagonista, tuttavia, riesce a non perdere la meraviglia nello sguardo, il desiderio di essere sorpreso dalla vita e dalle sue possibilità di riscatto.

Remember (2015)

Film del regista armeno Atom Egoyan, Remember incede con il passo rapido del thriller secondo una linea retta che, con un colpo di scena finale inatteso e allegorico, bruscamente s’interrompe, rovesciando in un fragore assordante l’intera impalcatura del racconto filmico. I protagonisti Zev e Max sono due amici ebrei malati di demenza senile, determinati a giustiziare, prima di morire, l’aguzzino nazista della loro gioventù. Ma il totalitarismo, come la loro malattia, è un cortocircuito che disarciona le capacità di percepire e di pensare, di leggere la realtà attraverso le categorie della ragione.

Lettere da Berlino (2015)

Riduzione cinematografica di una lettura scolastica obbligatoria per i giovani tedeschi, il romanzo Ognuno muore solo di Hans Fallada, Lettere da Berlino è un film che conta su un grandissimo cast per rappresentare un atto struggente di resistenza da parte di due coniugi berlinesi di mezz’età che, dopo aver perso in guerra il loro unico figlio, vogliono risvegliare la coscienza dei concittadini ‘sedati’ dalla retorica nazista.

Night Will Fall (2014)

Riemerso di recente dagli archivi del War Museum di Londra, Night Will Fall è un documentario sulla realtà dei campi nazisti con cui vennero in contatto i soldati britannici e sovietici alla fine della Seconda Guerra Mondiale: è stato montato nientemeno che da Alfred Hitchcock in collaborazione con l’amico Sidney Bernsterin ed è una testimonianza visiva di rara forza e crudezza.

Il bambino con il pigiama a righe (2008)

L’atrocità senza senso dell’Olocausto vista attraverso gli occhi di Bruno, un bambino generoso e sognatore che il padre, gerarca nazista, non riesce a salvare dal male che egli stesso ha prodotto, quel male che riuscì a fagocitare insieme l’innocenza dell’infanzia e quella di un’intera civiltà.

Il segreto del suo volto (2014)

Film di Christian Petzold, regista da sempre interessato a indagare i fantasmi che continuano a tallonare la Germania, Il segreto del suo volto è un mélo venato di amarezza che ha per protagonista una straordinaria figura femminile. Sopravvissuta al campo di concentramento ma sfigurata in volto, Nelly è l’unica, all’interno della sua comunità, a voler tornare ad essere quella di prima, a voler recuperare, insieme alle sue sembianza fisiche, l’identità di donna ebrea tedesca, quella memoria di sé sopravvissuta alle macerie, ai tentativi altrui di spazzare via il ricordo del passato nazista.

Il pianista (2002)

Film capitale dell’ora vituperato Roman Polanski, Palma d’Oro a Cannes nel 2002, Il Pianista è un’opera che a suo tempo fu controversa, ma oggi non sembra essere invecchiata né aver smarrito la propria dolente bellezza nel mettere in scena l’epopea randagia di un uomo coltissimo e talentoso, costretto a misurarsi con la propria degradazione.

La chiave di Sara (2010)

Ancora un film per la Giornata della Memoria. Una giornalista americana indaga su Sara, una bambina pronta a tutto per sfidare un destino di morte, scoprendo, non senza costi emotivi, di esserne più intimamente coinvolta di quanto non sospettasse. Film interessante anche se privo di una vera caratura artistica, La chiave di Sara ha il grande merito di gettare luce su eventi storici misconosciuti come il rastrellamento del Vélodrome d’Hiver, attuato dalla polizia francese, in accordo con la Gestapo, nel 1942.

Il nastro bianco (2009)

Film esigente e austero, Il nastro bianco di Michael Haneke torna agli anni immediatamente precedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale per esplorare, con distacco geometrico e un raggelante bianco e nero, le infanzie di coloro che, nei decenni a venire, sarebbero diventati nazisti: è l’educazione impartita a inoculare il seme della violenza, una grammatica esistenziale che i bambini apprendono fin da piccoli in famiglie corrose da sotterranei rancori e profonda incomunicabilità.

Arrivederci ragazzi (1987)

Rielaborazione matura di un lontano, ma sempre vivido, ricordo d’infanzia, Arrivederci ragazzi è uno dei più bei film di Louis Malle e una delle letture più intensamente poetiche mai date delle persecuzioni naziste. Le lente di osservazione è quella di un’amicizia fraterna tra due ragazzini, un cattolico e un ebreo, uniti dalla stessa ribellione nei confronti del cinismo del mondo adulto e dell’insensatezza della Storia.

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