Sabato 29 giugno 2019, si è svolto, presso la Mediateca Montanari, il laboratorio “La Punteggiatura” diretto dall’autore ed editore di libri Leonardo Luccone. L’evento fa parte della rassegna “Saper Fare”.

Leonardo Luccone ci racconta la storia dell’arte del ben scrivere

L’autore ha esordito prendendo in esame la storia della punteggiatura. Il primo intellettuale citato è stato Dante, che nel V canto scrive: “ Stavvi Minòs orribilmente e ringhia”. La problematica è stata che al giorno d’oggi vi sono diverse varianti di questo verso con aggiunta o non presenza delle virgole, che, come ha enunciato Luccone, possono a prima vista destabilizzare. Il motivo per il quale vi è questa diversità nelle varie edizioni del canto è perché al tempo di Dante l’interpunzione era poco utilizzata e poco presa in considerazione.
La narrazione è poi continuata mediante un epigrafe posto alla base della Colonna Traiana, nel quale l’unico segno di proto-punteggiatura era un puntino per separare le parole. In questo caso vi è una non presenza di qualsiasi segno per via del sistema di declinazioni adottato dai Romani che limitava al massimo l’ambiguità.
Si è poi passati al celebre Quintiliano che enunciava, in termini oratori, l’utilità dell’interpunzione per due motivi: QUIES (pause di qualsiasi tipo) e SENSUS (senso della frase).

Da Gutenberg al Futurismo

Successivamente Leonardo Luccone ha illustrato come l’invenzione della stampa di Gutenberg, agli inizi del 500, sia coincisa con un enorme sviluppo e utilizzo della punteggiatura, arrivando all’utilizzo di 12-15 segni. Aldo Manunzio ne è uno dei massimi esponenti adoperando addirittura quattro tipi di punto, ognuno con una sua funzione.
Ci si è in seguito spostati nell’Inghilterra della metà del 700 nel quale gli autori erano soliti aggiungere nelle loro opere delle pagine nere, per dare contrasto e pausa alle vicende narrate. Vi è stata quindi una critica da parte di Luccone sull’editoria odierna e su come non sia pronta al cambiamento, riferendosi alla sopra citata pagina nera che nel 700 era una consuetudine nei libri e che oggi invece non sarebbe neanche presa in considerazione come idea da inserire negli scritti odierni.
L’ultimo periodo storico di cui ci parla l’autore è il Futurismo. In quest’epoca la punteggiatura era assente; lo spazio era l’unica forma utilizzata per separare le parole. Esso era considerato una vera e propria forma di interpunzione che rientrava anche nella paragrafemica dei testi da quanto era ritenuto importante.

Leonardo Luccone critica l’insegnamento attuale

L’editore, dopo aver narrato gran parte della illustre storia della punteggiatura, ha espresso la sua disapprovazione rispetto all’insegnamento della grammatica in tempi odierni. Secondo quest’ultimo l’interpunzione è soggettiva. Mediante numerosi esempi ha espresso il suo disaccordo rispetto a quei professori che segnalano come errori il punto davanti ad una congiunzione, la presenza di più punti e virgola in una sola frase ed altre inesattezze non di minor importanza. Ha fatto l’esempio di Gianni Rodari che utilizza nei suoi componimenti la “E” dopo il punto, di Silvio D’Arzo che invece utilizza il “Ma” dopo il punto, Giuseppe Tomasi che adopera più “Due punti” all’interno di una stessa proposizione e tanti altri.
Il laboratorio si è infine concluso con la personale definizione di Punteggiatura di Leonardo: essa, come ha pronunciato, è “Un linguaggio a sé, parallelo alla lingua che utilizziamo per parlare”.

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